Genio è l'uomo capace di dire cose profonde in modo semplice. (Charles Bukowski)


mercoledì 4 novembre 2009

DANIELE D’ACQUISTO, QUANDO L’ICONOGRAFIA DIVENTA ERMENEUTICA. GAS /

DANIELE D’ACQUISTO, QUANDO L’ICONOGRAFIA DIVENTA ERMENEUTICA. GAS / GAGLIARDI ART SYSTEM GALLERY
Data: 02.11.2009

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Gli artisti correlati: Daniele D’Acquisto


Il progetto di D’Acquisto presentato alla Gagliardi Art System, dal titolo “GoRe”, acronimo che sta per Golden Records, si articola attraverso una serie di realizzazioni, il cui leitmotiv sembra essere la riflessione sulle dinamiche percettive e conoscitive che gravitano attorno al concetto moderno di icona. Ci sembra che l’artista tarantino sia interessato più a come un’icona si propaga da un contesto all’altro che all’icona stessa, intesa non come mera immagine visiva, ma anche sonora, in quanto forse ciò che resta della sua accezione etimologica è l’idea di sacralità, benché laica, che la nostra cultura tende ad attribuire ad una serie di motivi riconosciuti ormai come simbolo di civilizzazione, e a cui il titolo e la sua declinazione cromata si richiamano.
Le icone in questione sono infatti una serie di “frammenti di suoni, di scienza ed immagini” (come ebbe a dire l’allora presidente Jimmy Carter) scelti e selezionati per essere registrati su un supporto rigido, il Voyager Golden Records, ovvero un disco per grammofono inviato nello spazio nell’ambito della missione Voyager nel 1977 e sul quale una commissione decise di registrare un gran numero di suoni animali e naturali, oltre a una serie di 115 immagini.

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Daniele D’Acquisto, Johnny B. Good (stereo)


Ma piuttosto che riproporre l’apparenza di questa icona divenuta ormai retaggio comune, D’Acquisto mira a ricrearne l’effetto e la presenza, trasfigurandola però in un medium diverso da quello d’origine e con materiali e tecniche che è difficile aspettarsi.
Ci troviamo così davanti ad accattivanti sculture in legno sbiancato, dalle forme avvolgenti e turbinose, che scopriamo poi essere il tentativo di tradurre fisicamente la propagazione del suono o gli stessi giri del grammofono, ovvero la materializzazione visiva del vecchio pezzo cult del 1958 “Johnny B Goode”, inserito anch’esso nel Golden Records a testimonianza dei prodotti della civilizzazione umana, qualora la navetta del programma Voyager avesse raggiunto, ipoteticamente entro 60.000 anni, altre forme di vita fuori dal sistema solare.L’azzardo che genera questa traduzione inedita ci riporta ad una sorta di verginità conoscitiva, a una visione priva di coordinate se non quelle fornite dai titoli e dall’incrocio sensoriale, che richiede un vero e proprio sforzo di comprensione: il commento sonoro e ancor prima quello didascalico ci aiutano infatti a ripercorrerne il portato simbolico. Così pure “I have a dream”, altra scultura, altra registrazione e altro titolo che riprendono l’incipit del celeberrimo discorso pronunciato nel 1963 da Martin Luther King, intimamente connesso tra l’altro al testo della canzone di Chuck Berry, il quale avrebbe sostituito l’espressione “ragazzo di colore” con “ragazzo di campagna” per evitare l’ ostruzionismo radiofonico.Quando l’iconografia diventa ermeneutica, volendo parafrasare R. Klein.

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Daniele D’Acquisto, Yoda

E se è vero che la tecnica è un modo di fare o dire qualcosa, l’artista delega alla materia la funzione di veicolare il messaggio in modo del tutto imprevedibile e in una forma che ci mette davanti al fatto compiuto della sua metamorfosi, ma ci lascia, anzi ci obbliga a ripensare al nostro modo di affrontare le dinamiche della comunicazione e gli slittamenti di senso. È un’implicita critica alla consuetudine che porta all’oblio del significato storico di eventi e immagini, di simboli e icone, nella fattispecie svuotate di contenuti, perché decontestualizzate e prive di agganci al reale, in qualche modo “Out of time” o in una sorta di “Permanent Eclipse”, come recitano i titoli di altre sculture presenti in galleria.
Ciò che resta è una ruvida evidenza, una patina dura e in qualche modo impenetrabile, che se pur interrogata sembra restare muta e indolente: impossibile quindi risalirne l’eziologia, senza l’apporto di titoli e registrazioni.
Così in modo analogo, anche i ritratti di “W.I., Spock” e “W.I., Yoda”, realizzati con carta intagliata e smaltata su legno (non a caso medium preferenziale delle icone bizantine) rappresentano personaggi diventati icone nell’immaginario collettivo, ma di cui forse non tutti ricordano il contesto mediatico di partenza, in questo caso Star Wars.
L’artista non tralascia infine di soffermarsi su altri simboli della nostra contemporaneità, da una parte erbacce e relitti, “Weed” e “Wreckage”, dall’altra i “Deserts”, gli uni opachi ritagli di carta stratificati su legno di difficile comprensione ottica se non ad una certa distanza, gli altri luminose superfici in plexiglass su una distesa di acrilico tanto mutevole che vien la voglia di scorrerla minuziosamente con lo sguardo; a conti fatti però entrambi i medium, che si caratterizzano per l’estremo biancore, e forse proprio i virtù di questo, richiedono un pronto riposizionamento del punto di vista, necessario per visualizzare la trasposizione e leggere la metamorfosi.


In copertina: Daniele D’Acquisto, Deserto 9

Brevetti e design italiano tra creatività, innovazione e produzione

Comunicato stampa evento: Brevetti e design italiano tra creatività, innovazione e produzione

Dal mercoledì 04 novembre 2009
al domenica 31 gennaio 2010

A cura di Alessandra Maria Sette

Il Museo dell’Ara Pacis sarà scenario di prestigio della mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”, dedicata alla produzione e alla cultura del design.

Il Design e il Made in Italy considerati dal punto di vista del progetto: così si potrebbe riassumere il senso di quella che si preannuncia come una delle manifestazioni espositive più interessanti della Capitale per il prossimo autunno-inverno, tutta dedicata alla produzione e alla cultura del design.

Dal 4 novembre 2009 al 31 gennaio 2010, a Roma, il Museo dell’Ara Pacis, sempre più eletta sede delle esposizioni dedicate al design, sarà scenario di prestigio della mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”.

Organizzata dalla Fondazione Valore Italia - che opera per la valorizzazione del design italiano e la realizzazione dell’Esposizione Permanente del Made in Italy – la mostra “Disegno e Design - Brevetti e Creatività italiani”, curata da Alessandra Maria Sette e realizzata in collaborazione con Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale degli Archivi, Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale UIBM, il Comune di Roma - Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione, Fondazione ADI – Compasso d’Oro, e con il patrocinio di altre importanti istituzioni ed enti di categoria, si concentra su un aspetto poco noto, eppure fondamentale, della cultura industriale italiana: come nasce un oggetto? E come si evolve il suo progetto? La creatività al servizio della produzione industriale: è questo il punto di partenza della mostra, che intende focalizzare l’attenzione sugli aspetti progettuali che precedono la realizzazione di un oggetto.

Già dalla fine dell’‘800, ma ancor più nel ‘900, con un momento di massima espressione nell’immediato secondo dopoguerra, l’inventiva tipicamente italiana si coniuga, da una parte, con la necessità di colmare il ritardo accumulato nei
confronti degli altri Stati europei sul piano dello sviluppo, dall’altra con i problemi strutturali del nostro Paese, come la mancanza di materie prime, una cultura rurale ancora molto diffusa, l’assenza di grandi gruppi industriali, ecc. La mostra intende mettere in evidenza, attraverso documenti affascinanti e davvero sorprendenti, in gran parte inediti, ovvero i brevetti di modello e di invenzione depositati presso l’Archivio Centrale dello Stato e l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, un aspetto originale e poco conosciuto della storia dell’industria italiana.

Il percorso espositivo, che ripercorre un secolo di innovazione e di design italiano, con incursioni nelle ricerche più attuali, suddiviso per settori merceologici (arredamento, moda, agroalimentare, trasporti), è scandito dai preziosi certificati originali dei brevetti di molti prodotti, alcuni diventati delle vere icone del design e della produzione italiana, altri novità assolute. A rendere questo viaggio ancora più affascinante e ricco sarà la presenza di molti di questi oggetti brevettati e di tutti quei materiali documentari – disegni, progetti, bozzetti, filmati, pubblicità, contributi audio – relativi alle invenzioni, alle aziende, alla loro storia e ai loro protagonisti, provenienti da archivi storici e musei d’impresa, da Rai Educational, da Radio 24, e da altri archivi privati, che aiuteranno meglio a raccontare le idee e la loro realizzazione.

Sarà così possibile imbattersi con meraviglia, per citarne solo alcuni, nella Vespa o in una Moka Bialetti, nella bottiglietta del Campari Soda o nella poltrona Vanity Fair, nella macchina da cucire Mirella o in una scarpa di Ferragamo, ma anche nel nuovissimo lampadario Hope e nell’originale sgabello Forchets…e scoprire nei loro brevetti le linee di un disegno e di una tecnologia capaci di resistere nel tempo e continuare ad ispirare nuova creatività.

Un viaggio reso possibile dalla partecipazione attenta di grandi aziende italiane che hanno fatto la storia del design e che ancora oggi rappresentano il meglio del nostro Paese.

La mostra è arricchita da ulteriori importanti eventi ed iniziative: saranno organizzati incontri e workshop con singoli architetti e designer di fama mondiale e con affermati imprenditori italiani. Lo scopo di questi appuntamenti è quello di illustrare al pubblico la sinergia tra creatività, anche internazionale, e le aziende italiane.

Ad accompagnare l’esposizione, un catalogo a colori, in italiano e in inglese, che raccoglie tutto il materiale in mostra, includendo inoltre una autorevole rassegna di saggi critici scritti da professionisti, docenti universitari, esperti del settore. Il volume intende così fare anche il punto su alcune delle principali questioni oggi al centro del dibattito sul design. In particolare ha l’obiettivo di ridefinire la stessa nozione di design, riportando la disciplina alle sue originarie connotazioni più propriamente inventive, circoscrivendone quindi i contenuti alla produzione italiana brevettata, cioè a quella che, per i suoi riconosciuti contenuti innovativi, sul piano tecnico, funzionale, materico, tipologico, morfologico, costruttivo ma anche puramente comunicativo ed estetico, si pone come vera e propria invenzione.

Un appuntamento da non perdere che ha il privilegio di mostrare al grande pubblico un saper immaginare unico, che ha poi la sua massima espressione in un saper fare altrettanto inconfondibile, elementi fondanti di un patrimonio di valori che ha percorso e che continua a percorrere tutta la progettazione e la produzione italiana. Il risultato è quella immagine di bello e ben fatto del Made in Italy in grado di farsi riconoscere in ogni angolo del mondo.

4 novembre 2009 - 31 gennaio 2010

Museo dell’Ara Pacis
Lungotevere in Augusta
Roma 00186
Tel +39 06 82059127
info@arapacis.it
www.arapacis.it

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