Genio è l'uomo capace di dire cose profonde in modo semplice. (Charles Bukowski)


giovedì 3 settembre 2009

Internet e tv si contendono il prime time serale


Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:54

Su Internet si naviga soprattutto di sera. Secondo uno studio realizzato da Arbor Networks - società che si occupa principalmente di sicurezza in Internet - il prime time dopocena non è più prerogativa esclusiva della televisione. A differenza del passato, infatti, anche i picchi maggiori di traffico web si concentrano proprio al calar del sole. In Europa l’ora x si raggiunge intorno alle 21, un paio d’ore più tardi invece per gli Stati Uniti – secondo il fuso della costa orientale, che però corrisponde all’incirca all’orario europeo se si considera l’orologio della costa occidentale.

L’ANALISI - I primi punti caldi nei giorni feriali compaiono già intorno alle 16, ma gli accessi tendono progressivamente a diminuire con l’avvicinarsi dell’ora di ritorno a casa. Il flusso sale nuovamente a partire dalle 20, per arrivare in poco tempo al massimo giornaliero. Tra le curiosità che emergono dallo studio, va sottolineato come il flusso rimanga sorprendentemente alto anche nelle ore notturne, soprattutto oltreoceano. L’analisi, infatti, mostra come alle 2 di notte si rilevi all’incirca lo stesso traffico delle 9 del mattino, quando la gente è connessa dal proprio posto di lavoro.

INTRATTENIMENTI - Ma come si raggiungono le “ore piccole” su Internet? Tra le attività che, in questa fascia oraria, attirano maggiormente l’attenzione degli internauti spopolano – neanche a dirlo – i video su YouTube e la pornografia. Altro intrattenimento molto gradito nel dopocena è il gaming online: gli appassionati americani di World of Warcraft & co. sembrano darsi appuntamento alle 20 – sempre secondo l’orario della costa orientale – e forniscono un traffico sensibile fino almeno alle 23.

IN EUROPA - Da non sottovalutare, però, l’arco temporale in cui è stato effettuato lo studio. I dati, infatti, si riferiscono a quest’estate – in particolare a dieci giorni infrasettimanali di luglio - e, almeno per la loro porzione europea, è intuibile che siano sensibilmente influenzati dalle abitudini vacanziere. È piuttosto semplice immaginare che in periodo di ferie la maggior parte del traffico web si concentri intorno all’ora di cena, quando si torna a casa dopo una giornata passata in spiaggia o sulle pendici di una montagna.

DOPPIO MEDIA - Tutto ciò porterebbe a pensare che Internet si stia impadronendo anche del classico prime time televisivo, sottraendo spettatori al piccolo schermo. E, invece, secondo quanto riportato da una ricerca Nielsen, i due media sarebbero perfettamente compatibili. Il 57% degli statunitensi che possiede sia una televisione che un accesso alla rete ha, infatti, dichiarato di utilizzare entrambi gli strumenti contemporaneamente almeno una volta al mese. Una cifra che corrisponde a circa 128 milioni di abitanti. L’analisi scende poi nei dettagli. Il tempo medio di coesistenza tv-web, ad esempio, si attesta sulle 2 ore e 40 minuti al mese. Letto in altro modo significa che nel 28% del tempo passato a navigare a casa, nella stessa stanza del pc è presente anche una televisione accesa. Rispetto ai dati rilevati lo scorso anno, conclude lo studio, non vi sono stati sostanziali cambiamenti sulla durata di utilizzo condiviso, mentre la quantità di persone che si affida contemporaneamente ad entrambi i media è in costaste crescita.

Simone D’Ambrosio

Pubblicato il 03.09.09 14:54 | | Commenti(1) | Invia il post
02/09/2009

I social network si mangiano una fetta di pubblicità web

Scritto da: Marco Pratellesi alle 12:27

Negli Usa circa un'inserzione su 5 pubblicata su internet è vista su siti di social network come Facebook o MySpace. La crescente predominanza dei siti di social media nel panorama di internet, e la conseguente attenzione da parte degli inserzionisti, è analizzata in un rapporto dell'agenzia comScore.

I siti di social media hanno rappresentato il 21,1% della distribuzione di inserzioni nel web Usa a luglio, con MySpace e Facebook che hanno raccolto oltre l'80% di questa fetta.

"Poiché i principali siti di social media possono raggiungere segmenti mirati con alta frequenza e penetrazione ad un prezzo contenuto - è la spiegazione di Jeff Hackett, vicepresiente di comScore - sembra che alcuni inserzionisti stiano puntando sull'uso di siti di social network come nuovo veicolo per le loro pubblicità",.

Dunque alla concorrenza dei motori di ricerca e degli aggragatori si stanno aggiungendo anche i siti di social network. Una situazione che potrebbe rendere ancora più difficile la situazione dei media che stanno attraversando un periodo di crisi profonda. I media americani hanno infatti perso pubblicità per 10 miliardi di dollari nei primi sei mesi di quest'anno. Un declino che ripropone la necessità di esplorare nuovi modelli di business per le news multipiattaforma. All'argomento dedicano due servizi approfonditi sia il Financial Times sia l'Economist.

Pubblicato il 02.09.09 12:27 | | Commenti(0) | Invia il post
31/08/2009

Il futuro del cellulare tra servizi e "citizen journalism"

Scritto da: Marco Pratellesi alle 21:06

Entro 5 anni oltre un terzo degli europei (39%) navigherà in internet dal proprio cellulare. La previsione si basa su un rapporto di Forrester Research. Per il analisti entro il 2014 si registrerà un forte incremento dell’utilizzo web da cellulare rispetto alle previsioni attuali. Il 2009 dovrebbe infatti chiudersi con una penetrazione del 17%, mentre nel 2008 solo il 13% degli europei ha usato il telefonino per accedere al web.

Come è già avvenuto per la navigazione dai pc il forte incremento sarà dettato principalmente da tre fattori: l’incremento di reti mobili ad alta velocità; la diffusione di cellulari con connessione a internet; l’affermazione di piani tariffari flat, cioè che consentono una navigazione illimitata a fronte di un canone fisso di abbonamento mensile.

“Nel prossimo decennio internet mobile replicherà il successo che il web ha avuto sui computer – ha spiegato l’analista Thomas Husson. Una sfida importante per editori e operatori che dovranno dimostrare di essere pronti a cogliere la richiesta di nuovi servizi (il cui valore si manifesta soprattutto nella mobilità) da parte degli utenti.

Del resto esperimenti sulle nuove possibilità offerte dai telefonini di nuova generazione sono già in corso. Il sitoFwix.com ad esempio ha deciso di reclutare cittadini muniti di iPhone per trasformarli in una squadra di reporter locali. Il sito diffonderà in settimana una applicazione che permetterà agli utenti di inviare notizie, foto e video direttamente dalla strada. Gli articoli prodotti dai “citizen journalist” saranno pubblicati sul sito Fwix che già da una anno raccoglie notizie locali provenienti da giornali e blog di 85 città americane.

Pubblicato il 31.08.09 21:06 | | Commenti(1) | Invia il post
26/08/2009

Quando gli amici diventano i nuovi paparazzi del web 2.0

Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:39

"Sei invitato a un party esclusivo, con scrittori famosi, attori, cantanti, modelle e altri ospiti speciali. Il protocollo prevede che non siano riportate informazioni su blog o Twitter, né foto su Facebook". Nella New York dei social network gli inviti stanno diventando sempre più categorici su come si devono comportare gli ospiti.

Il fatto è che ormai molte persone sono convinte che qualsiasi cosa facciano debba essere costantemente raccontata, come se le loro esperienze non riportate sul web fossero destinate ad essere perdute per sempre. Però non tutti sono contenti di sapere che se parteciperanno a un evento, o perfino a una serata privata, finiranno inevitabilmente fotografati su Facebook o immortalati su un blog. Ma difendere la propria privacy è diventato impossibile se gli amici sono diventati i nuovi paparazzi del web 2.0.

Basta riflettere su due dati: gli utenti di Facebook inseriscono un miliardo di foto ogni mese, mentre gli utenti unici di Twitter sono stati in giugno 44,5 milioni. Ecco perché nella Grande Mela sta nascendo un codice di autoregolamentazione su quando sia appropriato utilizzare i social media e quando no. Agli ospiti può essere chiesto di non postare foto o commenti nei social network. E non solo ai party. Alcuni bar e ristoranti vip proibiscono l’uso dei cellulari, sperando così di garantire la privacy dei propri clienti.

Pubblicato il 26.08.09 14:39 | | Commenti(3) | Invia il post
04/08/2009

Ap, se il prezzo è ingiusto

Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:58
Doveva essere una mossa anti-Google e anti aggregatori e invece il sistema di pagamento introdotto da Ap ha fatto arrabbiare soprattutto i blogger. La ragione è semplice: si può anche decidere di fare pagare i propri contenuti, ma il corrispettivo deve essere percepito come congruo. Cosa che a leggere questi esempi, sinceramente non sembra proprio.
Pubblicato il 04.08.09 14:58 | | Commenti(2) | Invia il post
03/08/2009

L'Observer rischia di sparire

Scritto da: Marco Pratellesi alle 19:02

Un altro illustre giornale rischia di lasciare la compagnia. La crisi dell'editoria ha colpito anche l'inglese Observer, antico e glorioso giornale della domenica, che con 400.000 copie di vendita e i conti in rosso fatica a resistere, come ci racconta il nostro corrispondente Fabio Cavalera.

Il problema è che a soffrire sono soprattutto i giornali di qualità, che fanno inchieste e approfondimenti, una forma di giornalismo che costa e che si rivolge a una élite di lettori. Conclusione: tagliare i costi senza sacrificare la qualità. Una formula che di questi tempi va per la maggiore nelle aziende edioriali di tutto il mondo. Anche se applicarla sembra più difficile che raccontarla.

Pubblicato il 03.08.09 19:02 | | Commenti(1) | Invia il post
30/07/2009

E la web tv trova la sua platea

Scritto da: Marco Pratellesi alle 15:57

Banda larga e YouTube hanno rivoluzionato il nostro modo di fruire i video. Si è perso un gol o un dibattito televisivo? Nessun problema, la certezza di trovarlo online poche ore dopo ci rassicura. Eppure la rete non ci può restituire una esperienza unica, tipica della vecchia televisione: la platea, la visione di un evento con gli amici con i quali discutere e commentare. Per quanto in rete si trovino ormai milioni di video, vedere un mondiale o Sanremo da soli non è la stessa cosa.

Ma adesso che la visione di video on demand, ma anche di dirette (dall’insediamento di Obama alla cerimonia per Michael Jackson) sono sempre più seguite sul pc di casa c’è chi sta pensando a ricostruire l’esperienza televisiva anche online. Una start-up con sede in Israele e New York ha messo a punto una tecnologia per il “social viewing”. Watchitoo, che per adesso è disponibile su internet in versione beta gratuita, offre agli utenti un nuovo modo di guardare la tv sul web.

La nuova piattaforma propone agli utenti un browser che affianca allo schermo anche una chat video alla quale possono essere invitati gli amici. In questo modo nella “stanza” ricostruita virtualmente due o più internauti possono guardare contenuti video contemporaneamente e commentarli nella stessa finestra. Poter vedere e commentare uno spettacolo con amici sparsi in tutto il mondo è un’esperienza che ci mancava. Potrebbe funzionare.

Pubblicato il 30.07.09 15:57 | | Commenti(5) | Invia il post
28/07/2009

News: Ap contro Google

Scritto da: Marco Pratellesi alle 18:48

Il mondo dell’informazione è in una fase di cambiamento epocale e il settore è attraversato dall’incertezza per un futuro imprevedibile come mai prima d’ora. Su una cosa però i professionisti e gli investitori si trovano d’accordo in modo unanime: il destino delle aziende giornalistiche è inevitabilmente legato al modo in cui esse sapranno rapportarsi alla distribuzione dei loro contenuti attraverso Internet.

La questione è in fondo molto semplice: gratis o a pagamento? Entrambe le posizioni hanno sostenitori prestigiosi e un corollario teorico rispettabile. Da una parte ci sono i motori di ricerca come Google, Bing e Yahoo, che gratuitamente indirizzano gli utenti ad articoli e news disponibili sul web, dall’altra le organizzazioni e i giornalisti che le producono e temono per la loro sopravvivenza economica.

In questo dibattito Associated Press, la più grande agenzia di stampa del mondo, ha preso una posizione chiara. In un’intervista data al New York Times, il direttore generale e amministratore delegato Tom Curley ha detto che qualsiasi tipo di utilizzo di un articolo richiede un accordo di licenza con l’azienda che lo ha prodotto. Per questo giovedì scorso Ap ha annunciato l’introduzione di un nuovo software che mostrerà per ogni notizia in rete i limiti legali al suo utilizzo e informerà sul modo in cui essa viene utilizzata.

Ap con questa mossa vorrebbe trarre profitto dalla pratica, finora gratuita, effettuata da motori di ricerca e dai "news aggregator" di mostrare il titolo di una notizia con un link all’articolo di riferimento. L’obiettivo, ha detto Curley, è quello di ottenere un pagamento per l’uso di ogni articolo, individuando così una nuova fonte di ricavo.

Alcuni "news aggregator" come Huffington Post e Google News hanno stipulato dei "licensing agreement" e pagano per lo sfruttamento del materiale di Ap, ma non esistono accordi simili per le ricerche di articoli su vasta scala via Internet.

D’altra parte i motori di ricerca rispondono che le loro pratiche ricadono sotto il principio legale del "fair use"
vigente negli Stati Uniti, che consente l’utilizzazione libera di opere d’intelletto per scopi educativi o scientifici. Inoltre non è chiaro se le aziende giornalistiche trarrebbero reali vantaggi economici da eventuali restrizioni. "Riteniamo che i motori di ricerca portino un beneficio reale alle pubblicazioni, indirizzando un traffico importante verso i loro siti web e connettendole a lettori di tutto il mondo", ha detto Gabriel Stricker, portavoce di Google. Molti dirigenti del settore dell’informazione ritengono che uno scontro con i motori di ricerca sia un errore.

L’introduzione del software di Ap avverrà in diverse fasi, e si concluderà il prossimo anno. Ap, che è una cooperativa non profit, ha l’ambizione di agire non solo per se stessa ma soprattutto a difesa di tutto il settore giornalistico in crisi. Vorrebbe che tutti i 1.400 giornali suoi azionisti si unissero allo sforzo e utilizzassero il software. E’ possibile "generare centinaia di milioni di dollari grazie ai titoli delle notizie", ha detto Curley, "Ed è esattamente ciò che vogliamo fare".

(Fonte Apcom)

Pubblicato il 28.07.09 18:48 | | Commenti(1) | Invia il post
27/07/2009

I social network, i giornalisti e l'obbligo di verifica delle fonti

Scritto da: Marco Pratellesi alle 14:30

«È necessario che i giornalisti verifichino sempre con attenzione le informazioni personali e le immagini che si possono trovare su Facebook e gli altri social network»: con una lettera alConsiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti e allaFieg, il Garante per la privacy ha avviato un'opera di sensibilizzazione sul corretto utilizzo delle informazioni presenti sulla rete.

«Internet costituisce oggi, infatti, per i giornalisti una ricca fonte di dati - si legge nella newsletter -. Tuttavia la facile accessibilità agli stessi non può consentire un uso indiscriminato, senza adeguate verifiche sulla loro esattezza e completezza, oltre che sulla loro pertinenza sui fatti narrati.

La scrupolosa verifica delle informazioni è tanto più necessaria se si considera il fatto che gli utenti dei social network non sono ancora pienamente consapevoli del fatto che i dati personali da loro inseriti su Facebook e su altri siti sono facilmente raggiungibili attraverso i motori di ricerca».

«Nei mesi scorsi - prosegue - la stessa Autorità è dovuta intervenire a seguito delle segnalazioni di alcuni cittadini che lamentavano la diffusione, su quotidiani e testate televisive, di informazioni e fotografie da loro inserite su Facebook, associate però a persone omonime. Il Garante, in linea con altre Autorità europee - conclude la newsletter -, ha dunque invitato sia l'Ordine nazionale dei giornalisti, sia la Federazione italiana degli editori giornali, a condividere l'opera di sensibilizzazione richiamando i direttori e i giornalisti al più scrupoloso rispetto dei principi 'che costituiscono l'essenza di una corretta e professionale attività giornalistica'»

(Fonte Ansa)

Pubblicato il 27.07.09 14:30 | | Commenti(6) | Invia il post
23/07/2009

Tra Bing e Google, Apple fa il terzo incomodo

Scritto da: Marco Pratellesi alle 13:45

E’ vera battaglia tra Microsoft e Google? Non ne siamo tanto certi. I fatti recenti: Microsoft ha lanciato all’inizio di giugno il suo nuovo motore di ricerca Bing. Gli analisti avevano letto l’iniziativa come un attacco al predominio di Google sul web. Ma i primi dati tangibili risultano modesti: Microsoft ha raggiunto l’8,4% del mercato Usa per la ricerca rispetto all’8% del mese precedente. A farne le spese è stato soprattutto Yahoo, mentre Google si è mantenuto stabile con il suo 65% del mercato. Come contromossa l’azienda di Mountain View ha annunciato il lancio di Chorme, un nuovo sistema operativo targato Google che dovrebbe colpire al cuore l’azienda fondata da Bill Gates.

Come è noto, Microsoft guadagna la maggior parte dei soldi da due prodotti: Windows e Office. Allo stesso modo le entrate di Google sono principalmente dovute alla vendita di pubblicità legata ai risultati di ricerca. La sensazione è che entrambe le aziende stiano imbastendo azioni di disturbo l’una nei confronti dell’altra. Nessuna di queste mosse sembra però, allo stato, idonea a mettere in discussione le rispettive leadership. Intanto, il terzo incomodo, Apple - che con iPhone e iPod ha dimostrato di saper rivoluzionare mercati che altre compagnie vedevano come saturi – rimane saggiamente alla finestra. Non è detto che tra i due litiganti alla fine a trarne beneficio sia proprio il terzo incomodo.

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