Genio è l'uomo capace di dire cose profonde in modo semplice. (Charles Bukowski)


sabato 22 agosto 2009

«Messaggi» sui fili della luce Il mistero delle scarpe sospese

L’ESORDIO DELLO «SHOEFITI», NATO A MINNEAPOLIS



Il fenomeno Vecchie calzature colorate con i lacci annodati avvistate a Bologna e Caserta. Un’associazione le lancia al Sud: «Sono installazioni creative»

Se siete navigatori c’è un sito che vi stupirà, e se non lo siete, pa­zienza, ve lo raccontiamo noi, que sto sito parecchio bizzarro. Entrare in www.shoefiti.com è come inizia re un viaggio in una diversa dimen sione, partire per il giro più pazzo del mondo, attraverso una serie di fotografie strane e stranianti che hanno per protagoniste sempre e solo le scarpe. Ma non quelle che fanno sognare le addict dell’ultima moda, con platform e tacco dodici, no scarpe vecchie e sformate perlo più da ginnastica, ma anche stivali e stivaletti a patto che siano sem pre e rigorosamente con lacci. Sì, perché per poter entrare nel surrea le album fotografico di Shoefiti bi sogna allacciare le due scarpe insie me e lanciarle nell’aria con forza e abilità speciali, in modo che vada no a posarsi sui fili della luce che attraversano l’aria o sui rami più al ti degli alberi dove vanno a compor re improvvisati origami (detti albe ri scarpa). Sotto ogni fotografia c’è un piccolo testo con tag postati da ogni luogo, da Brooklyn a Vancou ver: «Una serie di scarpe penzola fra due edifici, davvero un fenome no internazionale», recita la foto grafia di un vicolo di Madrid, gen naio 2009 (e dio solo sa come han no fatto ad arrivare lassù tutte quel le scarpe senza che nessuno notas se nulla). Partito in sordina proprio allora e dilagato nel mondo con la capaci tà che solo le tendenze spontanee hanno, il fenomeno fu battezzato così (crasi di shoe , scarpa, e graffi ti) da Ed Kohler, blogger di Minnea polis che è stato anche il fondatore del sito.

A CASERTA E A BOLOGNA - E dopo un lungo viaggio su varie sponde del mondo globa lizzato è approdato in Italia, compa rendo a maggio a Caserta e ora a Bo logna, come riporta il Corriere di Bologna , in via Jacopo della Quer cia: un paio di All Star nere ciondo lanti fra i palazzi. È il mistero del l’estate, questo delle scarpe volan ti, specialmente per l’Italia, paese ancora non avvezzo al lancio nel l’etere, mentre in Nuova Zelanda è diventato addirittura un nuovo sport per amatori, con campionati, regole e sfida all’ultimo laccio a chi arriva più in alto e con più creativi tà. Un graffito nell’aria, un modo di esprimersi da parte degli adolescen ti più libero e più sicuro di quello di imbrattar muri nelle città. Lega to probabilmente a riti di passag gio, tanto che la sua origine ufficia le viene fatta risalire ai lanci cele bratori che segnavano la fine del servizio di leva.

LEGGENDE METROPOLITANE - Ma da subito co minciarono anche a nascere teorie e supposizioni più oscure sulla na tura di shoefiti: «La leggenda me tropolitana vuole che siano segnali per i trafficanti di droga» scriveva al sito già nel settembre 2005 una signora dal deserto di Flagstaff. E da lì fu un crescendo di sospetti (bullismo, avviso di perdita della verginità) e tesi complottarde (mi cro devianza urbana, linguaggio criptato di poteri paralleli). Aldilà di ogni dietrismo, a Caser ta sembra fenomeno spontaneo e indipendente: lo assicura l’architet to Vittoria Merola che una mattina ha notato quelle scarpe dalla fine stra dello studio in via Unità d’Ita lia. Poi, dopo il clamore mediatico, il Comune le fece sparire, ma pre sto sono ricomparse in punti diver si della città, anche ai semafori, opera — si è scoperto — di un gruppo di giovanissimi del labora torio sociale Millepiani: «Gli abbia mo chiesto se volevano collaborare con noi, fare qualcosa di più strut­turato ma hanno risposto che prefe riscono restare indipendenti. Non credo siano un fenomeno allarman te » conclude Merola, ribadendo quello che aveva detto a maggio al Corriere del Mezzogiorno : «Mi pia ce pensarle come delle installazioni creative, oppure un gesto di 'viral marketing', utilizzate per pubbliciz zare, chissà, l’apertura di un nego zio o il lancio di un nuovo prodot to ». Di fronte a fenomeni espressivi di micro tribù urbane nel mondo globalizzato, è più facile porsi delle domande che trovare definitive ri sposte. Chissà che alla fine la spie gazione più accettabile non sia quella che a caldo si diede Kohler: «È il modo più creativo di mandare in soffitta delle scarpe vecchie a cui siamo affezionati». Ma, se volete provarci, attenti/e a non farsi pren dere la mano, nell’ansia della comu nicazione creativa. E se avete una scarpa firmata, da Prada a Jimmy Choo, pensateci bene prima di lan ciarla nell’etere.

Maria Luisa Agnese
22 agosto 2009

mercoledì 19 agosto 2009

Addio a Fernanda Pivano

LUTTO NEL MONDO DELLA CULTURA

Addio a Fernanda Pivano,
voce italiana della nuova America

Con le sue traduzioni ci ha fatto conoscere gli autori americani del '900, da Edgar Lee Masters a Hemingway, dalla «beat generation» a Dylan. Aveva 92 anni

MILANO - È morta all'età di 92 anni la scrittrice e giornalista Fernanda Pivano. A lei, nata a Genova nel 1917 ma trasferitasi presto a Torino con la famiglia, si deve la conoscenza in Italia dei grandi autori della letteratura americana. Da Edgar Lee Masters a Hemingway, dai poeti e gli scrittori della «beat generation» a Bob Dylan, i più grandi e rappresentativi autori della nuova America sono stati portati ai lettori italiani dalla sua capacità di interpretare, capire, raccontare e descrivere un mondo ancora sconosciuto al pubblico italiano. Di quasi tutti questi autori, Fernanda Pivano è diventata amica e confidente, riuscendo a trasferire nelle versioni italiane delle loro opere, lo spirito più vicino possibile a quello dell'originale. Scrittrice e anche giornalista, è stata a lungo collaboratrice del Corriere della Sera, cui ha regalato interventi e scritti di grande. Il suo ultimo testo scritto per il Corriere in occasione del suo 92 esimo compleanno, il 18 luglio scorso, era una nostalgica ma anche serena riflessione sulla vecchiaia con tanti ricordi degli scrittori conosciuti nella sua vita. La Pivano si è spenta martedì sera in una clinica privata di Milano, dove era ricoverata da tempo. I funerali si svolgeranno probabilmente venerdì prossimo, a Genova. «È stata una protagonista della cultura italiana» ha scritto il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un messaggio di cordoglio alla famiglia.

DALL'ANTOLOGIA DI SPOON RIVER AL PRIMO VIAGGIO NEGLI STATES - La prima parziale traduzione della Pivano della Spoon River Anthology di Edgar Lee Masters (per Einaudi) risale al 1943. Cinque anni dopo l'incontro a Cortina con Ernest Hemingway, cui la Pivano resterà legata a vita da un rapporto umano e professionale a un tempo. Negli anni seguenti infatti la scrittrice curerà la traduzione dell'intera opera di Hemingway, intensificando l'amicizia con lo scrittore americano. Nel 1949 sposa Ettore Sottsass jr, autore delle foto più belle di tanti viaggi indimenticabili e incontri con gli scrittori beat Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Neal Cassidy. Ciò che nella letteratura americana la attrae di più, rispetto a quella europea, è la «vecchia, tradizionale differenza fra letteratura pragmatistica e letteratura accademica, fra i fatti della vita e una letteratura libresca basata su indagini psicologiche». Così diceva: «Mi hanno attaccata per non aver mai valutato i libri, ma io mi sono limitata ad amarli, non a valutarli: questo lavoro lo lascio ai professori». Nei sei anni che vanno dal 1949 al 1954 la Pivano si dedica alla traduzione dei principali libri di Francis Scott Fitzgerald (da Tenera è la notte a Il grande Gatsby). Il 1956 è l'anno del primo viaggio negli States.

Ascolta Fernanda Pivano su pace, guerra e De Andrè

BOB DYLAN E CHARLES BUKOWSKI - Non solo letteratura,però. La Pivano infatti, che nel 1959 scrive la prefazione a «Sulla strada» di Jack Kerouac, cura nel 1972 l'introduzione alla prima raccolta di testi e traduzioni italiane di Bob Dylan «Blues ballate e canzoni». All'inizio degli anni Ottanta esce la sua intervista a Charles Bukowski (Quello che mi importa è grattarmi sotto le ascelle). La lista degli scrittori americani contemporanei che abbiamo imparato a conoscere grazie al suo contributo è lunga: ci sono gli autori del "dissenso negro", come Richard Wright, e quelli del dissenso non violento degli anni Sessanta (Allen Ginsberg, Jack Kerouac, William Burroughs, Gregory Corso e Lawrence Ferlinghetti) fino a giovani autori come Jay McInerney, Bret Easton Ellis, David Foster Wallace, Chuck Palahniuk e Jonathan Safran Foer, passando appunto da Charles Bukowski e senza dimenticare la sua amicizia con Hemingway.

DE ANDRE' - Nel 1995 la Pivano pubblica la raccolta di saggi Amici scrittori. Bisognerà aspettare ancora sette anni per leggere uno scritto su Fabrizio De Andrè pubblicato all'interno del volume De Andrè il corsaro assieme a Michele Serra e a Cesare G. Romana. Diplomata al decimo anno di conservatorio, pianista, la Pivano (che è stata amica di molti musicisti: Bob Dylan, Lou Reed, Jovanotti) instaura proprio con De Andrè un rapporto speciale (lei considerava lui enfaticamente e con affetto il più grande poeta italiano del secolo e gli ha dedicato un testo che ha il titolo di una canzone del cantautore, La guerra di Piero, con interprete Judith Malina). Nel 2005 raccoglie tutti i suoi testi di letteratura, più di 1.500 pagine, in Pagine americane: narrativa e poesia 1943 - 2005da Frassinelli. Nel 2008 arrivano in libreria i suoi Diari 1917 - 1971, prima parte della sua autobiografia (Bompiani).

L'AUTOBIOGRAFIA SUL SITO - Nell'autobiografia sul sito ufficiale di Fernanda Pivano si legge: «Quando negli anni '50 Fernanda Pivano si reca per la prima volta negli Stati Uniti è una giovane studiosa innamorata dell'America di quegli anni e desiderosa di incontrare dal vivo, sul campo, i maestri di una narrativa che in Italia si era appena cominciato a conoscere, grazie a Cesare Pavese ed Elio Vittorini. Immediatamente scopre un mondo, di sogni, ideali, valori, che non si stancherà più di celebrare: dal pacifismo di Norman Mailer, maestro riconosciuto della narrativa americana, amato e contemporaneamente odiato dalla beat generation degli anni sessanta, che a lui e al suo antiimperialismo si rifece, all'esempio di inesausta sete di nuovo e di autenticità del mito vivente Ernest Hemingway. Dai guru della beat generation Ginsberg, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, uomini che in nome di un'idea di ritorno all'essenzialità dell'Uomo, in contrasto con i pregiudizi del consumismo capitalistico, hanno vissuto e scritto senza distinguere fra arte e vita, a Don DeLillo e ai minimalisti. Un nuovo viaggio americano, insomma, fra le contraddizioni e le speranze segrete di quel grande, osannato e temuto paese che è, da sempre, l'America».


18 agosto 2009

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