martedì 26 maggio 2009
L’Expo: L’INNOVAZIONE NELLA FILIERA ALIMENTARE
L’Expo riconosce un ruolo centrale all’innovazione in tutta la filiera alimentare, affinchè ognuna delle fasi produttive possa aggiungere valore, in termini di produttività, e di salvaguardia delle caratteristiche naturali di qualità, sapore ed elementi nutritivi. I principali settori di sviluppo di questo sottotema, riguarderanno in particolare:
la produzione di base
la prima trasformazione del prodotto agricolo
il confezionamento
la logistica e lo stoccaggio
il trasporto e la distribuzione
la vendita al dettaglio
la preparazione degli alimenti e la ristorazione.
L’Expo sarà un’occasione per presentare le sperimentazioni in corso, nella produzione, nel commercio e nella ristorazione di massa, finalizzate a innovare il trattamento degli alimenti, nella loro conservazione e nella loro commestibilità, conciliando la sicurezza con la preservazione dei principi nutritivi e delle proprietà organolettiche dei cibi e delle bevande.
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Il tema dell’Expo: Feeding the Planet, Energy for Life
L’Expo 2015 sarà uno straordinario evento universale che darà visibilità alla tradizione, alla creatività e all’ innovazione nel settore dell’alimentazione, raccogliendo tematiche già sviluppate dalle precedenti edizioni di questa manifestazione e riproponendole alla luce dei nuovi scenari globali al centro dei quali c’è il tema del diritto ad una alimentazione sana, sicura e sufficiente per tutto il pianeta.
Ecco alcuni dei temi di lavoro e di dibattito:
- Rafforzare la qualità e la sicurezza dell’alimentazione, vale a dire la sicurezza di avere cibo a sufficienza per vivere e la certezza di consumare cibo sano e acqua potabile;
- Assicurare un’alimentazione sana e di qualità a tutti gli esseri umani per eliminare la fame, la sete, la mortalità infantile e la malnutrizione che colpiscono oggi 850 milioni di persone sul Pianeta, debellando carestie e pandemie;
- Prevenire le nuovi grandi malattie sociali della nostra epoca, dall’obesità alle patologie cardiovascolari, dai tumori alle epidemie più diffuse, valorizzando le pratiche che permettono la soluzione di queste malattie;
- Innovare con la ricerca, la tecnologia e l’impresa l’intera filiera alimentare, per migliorare le caratteristiche nustritive dei prodotti, la loro conservazione e distribuzione;
- Educare ad una corretta alimentazione per favorire nuovi stili di vita in particolare per i bambini, gli adolescenti, i diversamente abili e gli anziani;
- Valorizzare la conoscenza delle “tradizioni alimentari” come elementi culturali e etnici.
su un corretto e costante nutrimento del corpo, sul rispetto delle pratiche fondamentali di
vita di ogni essere umano, sulla salute.
La genuinità e la diffusione di prodotti agro-alimentari è innanzi tutto una necessità sociale, oltre a rappresentare un importante valore economico. Centrale è il ruolo del territorio, in quanto la qualità e la genuinità del cibo vanno di pari passo con la tradizione consolidata nelle attività di coltivazione e di allevamento dei popoli e delle comunità locali, frutto d’esperienze millenarie sulle quali oggi si innestano forti innovazioni scientifiche e tecnologiche.
Le istituzioni pubbliche, le imprese private, le associazioni umanitarie, le organizzazioni non governative, le rappresentanze dei consumatori e dei produttori promuovono, lungo l’intera filiera agro-alimentare, lo sviluppo dei sistemi economici e sociali di tutto il Pianeta.
- preservare la bio-diversità, rispettare l’ambiente in quanto eco-sistema dell’agricoltura, tutelare la qualità e la sicurezza del cibo, educare alla nutrizione per la salute e il benessere della Persona;
- individuare strumenti migliori di controllo e di innovazione, a partire dalle biotecnologie che non rappresentano una minaccia per l’ambiente e la salute, per garantire la disponibilità di cibo nutriente e sano e di acqua potabile e per l’irrigazione;
- assicurare nuove fonti alimentari nelle aree del mondo dove l’agricoltura non è sviluppata o è minacciata dalla desertificazione dei terreni e delle foreste, delle siccità e dalle carestie, dall’impoverimento ittico dei fiumi e dei mari.
- valorizzare le innovazioni e le tecnologie produttive che generano un prodotto alimentare sano;
- operare nella preparazione e conservazione dei cibi, accrescendo le competenze professionali dei loro dirigenti e dei loro dipendenti e migliorando la comunicazione con il consumatore;
- garantire la qualità del cibo con appropriati sistemi di tutela e monitoraggio delle contraffazioni e delle adulterazioni.
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Prosumer
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Prosumer è una parola macedonia (portmanteau) formata dalla contrazione delle parole producer o professional con la parola consumer.
Il termine sta assumendo molti e conflittuali significati: nel mondo degli affari si tende a vedere il prosumer (professional–consumer) come un segmento di mercato, mentre gli economisti intendono la figura del prosumer (producer–consumer) fortemente indipendente dall'economia mainstream. In generale, si intende che l'utente, dal classico ruolo passivo, assume un ruolo decisamente più attivo nel processo di consumo, di produzione, di creazione, ecc... Prosumer definisce anche una nicchia di mercato nel campo della fotografia, del video e della registrazione HI FI in cui il prodotto si inserisce a cavallo fra i modelli professionali e quelli amatoriali.
Producer e consumer [modifica]
Nel 1972, Marshall McLuhan e Barrington Nevitt suggerirono nel libro Take Today, (p. 4) che con la tecnologia elettrica, ogni consumatore sarebbe diventato un produttore. Nel libro, The Third Wave, del 1980, il futurologo Alvin Toffler coniò il termine "prosumer" quando predisse che il ruolo di produttori e consumatori avrebbe cominciato a fondersi e confondersi (sebbe ne parli già nel libro Future Shock dal 1970). Toffler immaginò un mercato fortemente saturo dal momento in cui la produzione di massadi merci standardizzate] cominciava a soddisfare domande basiche dei consumatori. Per continuare a incrementare i profitti, il mondo del businesses avrebbe avviato un processo di massificazione produttiva, cioè la produzione di massa di prodotti altamente personalizzati.
Tuttavia per raggiungere un elevato livello di personalizzazione era necessario che i consumatori prendessero parte al processo soprattutto nel definire le caratteristiche estetiche progettuali dei prodotti. In un certo senso è semplicemnte un'estensione del tipo di relazione che si configura fra persone benestanti e certi fornitori di servizi professionali da sempre come gli architetti.
Toffler ha esteso queste e molte altre idee fino 21mo-secolo. Sulla scorta di un lavoro di recente pubblicazione come Revolutionary Wealth (2006), è possibile affermare che il concetto e la realtà del prosumer si è affermata su scala mondiale. E che tali concetti stiano avendo un impatto globale può essere stimato in parte osservando la popolarità di Toffler in Cina dove secondo Toffler The Third Wave è il secondo libro più venduto di tutti i tempi dopo l'opera di Mao Zedong.
Don Tapscott ha ulteriormente elaborato il concetto nel suo libro del 1995 The Digital Economy parlando di "Prosumption."
Più recentemente, nel Cluetrain Manifesto si afferma che " i mercati sono conversazioni" intendendo che con la Rivoluzione Digitale si assiste nella new economy all'evoluzione da consumatori passivi ... a prosumer attivi.2 Per esempio, Amazon.com si è affermata come azienda leader nell' e-commerce -- in parte grazie alla sua abilità di costruire relazioni con i clienti basate sul dialogo piuttosto che sulla vendita del singolo prodotto. Amazon supporta lo scambio di informazioni fra i clienti; offre spazio per contribuire al suo sito nella forma di recensioni di tipo librario.2
E tuttavia, la personalizzazione di massa non ha ancora preso piede in molti settori economici. La maggior parte dei consumi continua ad essere passiva e passivizzante come dicono i critici della televisione, dell'industria discografica, e dei fast food.
Non-corporate producer and consumer [modifica]
Una specifica definizione di prosumer sta tuttavia emergendo soprattutto all'interno dei gruppi di attivisti o nei movimenti grassroots. I ruoli di producer e consumer si integrano per escludere (o almeno ridurre) il ruolo di producer delle aziende multinazionali; quindi, invece di generare profitti crescenti cooperando alla produzione di merci a valore aggiunto, i producers vorrebbero ridurre gli input utili all'accrescimento del valore delle derivante dai loro suggerimenti. Alcuni trend identificabili e movimenti al di fuori dell'economia mainstream che hanno adottato il concetto di prosumer nella loro terminologia e nelle loro tecniche, includono:
- un approccio Do It Yourself (DIY) come strumento per l'autosuffienza economia o come un semplice modo per sopravvivere alla riduzione globale dei salari
- i movimenti che ambiscono a obiettivi personali, sociali, ambientali attraverso un approccio prosumer:
- produrre il proprio cibo
- riparare vestiti e manufatti invece di comprarne di nuovi
- suonare strumenti musicali invece di ascoltare musia registrata
- utilizzo di nuovi media per la creazione e la distribuzione di media indipendenti (vedi Indymedia); che spesso rifiutano la cultura di massa generata dalla concentrazione della proprietà dei media
- network autogestiti4
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PUBBLICITÀ dialogante
DI PAOLO IABICHINO
C'è una crisi più profonda che riguarda la pubblicità e che nessuna ripresa economica potrà sanare tanto facilmente. Dopo aver superato le condanne di Vance Packard prima e di Naomi Klein più tardi, dopo aver resistito ai fenomeni di cultural jamming e ai movimenti nopub, la pubblicità non si è ancora liberata dal fardello di diffidenza che la collocherebbe tra le brutture della società moderna. E allora ha cominciato il sindaco di San Paolo, tre anni fa, ripulendo la sua città dall'affissione pubblicitaria: al grido di cidade limpa, manifesti, insegne, striscioni, locandine, poster e gonfaloni sono scomparsi dalla megalopoli brasiliana.
Solo un anno dopo il neoeletto Sarkozy ha scelto di prendersela con la pubblicità in televisione, vietandola dalle 20 alle 6 all'interno delle trasmissioni delle reti pubbliche francesi, fino al 2011 quando sarà abolita 24 ore su 24 dai canali di stato. E come se non bastasse, ci si è messa pure internet a trasformare i consumatori in prosumer, globalizzando il passaparola, disintermediando al massimo e rendendo inutile il mestiere di pubblicitario.
Eppure si fa fatica a pensare un mercato senza la pubblicità. Giusto o sbagliato che sia, la competitività e il gioco delle merci danzano sui convincimenti, sulle persuasioni, sulle bontà di prodotti, marche e servizi che sono costrette a richiamare l'attenzione di chi potrebbe essere interessato. È che in nome di questa sacrosanta réclame abbiamo finito per alzare tantissimo la voce, abbiamo chiamato «nuovi media» tutti gli spazi arruolabili per un messaggio pubblicitario e abbiamo smesso di divertire, servire, raccontare storie. Nel frattempo la cultura digitale ha pervaso ogni aspetto del nostro quotidiano e la pubblicità sembra non riuscire a ritagliarsi un ruolo da protagonista.
E allora forse si tratta solo di comprendere e apprendere quali debbano essere i nuovi paradigmi per essere attesi come ai tempi del Carosello, coinvolgenti come solo le buone idee sanno essere e utili come dovrebbero fare quelle marche che entrano nel quotidiano. Passare dall'advertising all'invertising è come fare un'inversione a u. Gli inglesi direbbero push vs. pull, perché una cosa è spingere fuori un messaggio pubblicitario rivolto a un target di massa, e altra cosa è tirare a sé chi trova qualcosa di interessante nelle cose che hai deciso di dire, indipendentemente dal media che le ospita. Un'inversione di rotta netta e senza compromessi che chiede di passare dal monologo al dialogo. Dai commercial ai contenuti e dalla comunicazione alla conversazione. Significa considerare il nostro pubblico come user e non come consumer, oppure privilegiare la condivisione e la partecipazione rispetto al puro e semplice atto d'acquisto. È cercare di capire come fare una pubblicità diversa, più rilevante e vicina alle persone che ogni giorno scelgono di acquistare uno shampoo, un'auto, un lettore mp3 o uno yogurt. Noi pubblicitari possiamo spaziare dalla televisione al gratta e vinci, ma possiamo chiedere alle marche con cui lavoriamo di essere rilevanti, credibili e utili attraverso il nostro lavoro. Se non altro, perché farsi scegliere è più profittevole che farsi acquistare. Perché se impariamo a fare una pubblicità diversa ci guadagnano anche le nostre città, i nostri tanti schermi e i nostri liquidissimi interlocutori. Ammesso e non concesso che si voglia riconoscerli come tali.
paolo.iabichino@gmail.com
Paolo Iabichino è direttore creativo di OgilvyOne e OgilvyAction Italia e docente alla Scuola Politecnica di Design di Milano.
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Modelli per pubblico coinvolto Leader cercasi La campagna pubblicitaria per il Times of India è riuscita a creare un movimento di milioni di persone, chiedendo loro di attivarsi per non subire lo status quo. Lead India dice di provare a guidare un paese spaccato a metà, dove chi studia, investe e produce è contrastato da chi rinuncia e si rassegna.
Opinioni a confronto con Bbc Bbc World arriva negli Stati Uniti due anni fa e, per sottolineare la sua apertura mentale, usa la sua pubblicità per conversare con il suo nuovo pubblico. Attraverso manifesti dotati di un server telefonico chiunque può esprimere il proprio punto di vista. Basta inviare un sms per far apparire sul poster la propria opinione.
In banca con ottimismo Gruppo bancario Intesa Sanpaolo propone un progetto cinematografico. «Per Fiducia» è il nome di una campagna cross mediale che, dopo aver prodotto tre cortometraggi girati da Ermanno Olmi, Gabriele Salvatores e Paolo Sorrentino, usa la stampa, la tv e internet per parlare di ottimismo attraverso la poesia del cinema.
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IL MERCATO DELLE idee
DI MARCO MAGRINI
Angelo Prete, 35 anni, si occupa di fotovoltaico dal 2001,. Oggi, è direttore generale della Solar Green Technology di Milano. Quando viene contattato da investitori di tutto il mondo, lui risponde alle loro domande – la legislazione italiana, le tecnologie, le risorse necessarie – per la modica cifra di 300 dollari a telefonata. Grazie alle sue risposte, una banca d'investimenti americana e un fondo asiatico (guai a dire i nomi) hanno deciso di puntare «almeno 700 milioni di euro» sull'energia solare che piove sul Mezzogiorno.
Nell'economia di questo mondo così globale e interconesso, la domanda e l'offerta si incontrano tutti i giorni. Verrebbe da dire: miliardi di volte al giorno, all'atto di ogni affare o compravendita. Ma dove s'incontrano la domanda e la risposta? Dov'è che si sciolgono i milioni di interrogativi che si levano ogni giorno, come si conviene nella moderna economia della conoscenza?
A New York c'è una società fondata da un gruppo di ventenni – oggi trentenni – che ha trasformato questo dilemma in un business. In meno di dieci anni, il Gerson Lehrman Group, noto anche come Glg, ha messo insieme una rete di oltre 200mila esperti in quasi tutti i campi dell'ingegno umano, pronti a sparare risposte. E, dall'altra, un portafoglio di un migliaio di clienti – fondi d'investimento, imprese, associazioni – che fanno le domande. Nel mezzo, c'è una piattaforma elettronica che mette in contatto i due mondi, secondo i canoni del Web 2.0.
«In molti casi, si tratta di progetti di ricerca interdisciplinare – spiega il vicepresidente di Glg Andrew Goldman, di passaggio a Milano – che producono rapporti, i quali si accumulano nel nostro network, rendendolo sempre più intelligente e duttile». Dal lato opposto, c'è un sistema di rating dove i clienti danno il voto ai singoli esperti. I più votati diventano «Glg Leader - Top 5%», come Angelo Prete. «Ho parlato con investitori da Stati Uniti, Cina, Giappone, Europa, ma nessuno dall'Italia», racconta il giovane manager del solare. «Molti chiedono di restare in contatto. I rapporti di consulenza passano sempre attraverso la piattaforma Glg», ma le opportunità di futuri business no. «E il bello di questo sistema – aggiunge Prete – è la capacità di fare network, anche con gli esperti di altre discipline».
Per la verità, la piattaforma Glg – della quale abbiamo visto una dimostrazione, in webcasting da New York – non si presenta come un Facebook di quest'oceano di esperti, come se si potessero contattare liberamente, da vecchi amici. I clienti e gli esperti vedono due siti diversi. Ma la facilità d'uso, per incrociare il giusto mix di esperienze, è innegabile. «C'è stato chi aveva bisogno di tutte le informazioni per investire in un allevamento di salmoni in Norvegia o per lanciarsi nella viticoltura in Romania. Noi gliel'abbiamo trovate», dice Goldman. Ma, per fare un esempio più semplice, c'è anche qualche investitore della Apple che, quando Steve Jobs si è ammalato, ha consultato velocemente gli esperti di tumore al pancreas presenti nel network.
In realtà, quando nel '98 Mike Gerson e Thomas Lehrman, due giovani laureati di Yale, si mettono in affari con i soldi rastrellati in famiglia, hanno in mente una casa editrice: libri molto tecnici, e molto costosi, per la comunità finanziaria. «Nove mesi più tardi – racconta per telefono Alexander Saint-Amand, amministratore delegato del Gerson Lehrman Group – non avevamo venduto neppure un libro. Ma abbiamo intuito una nuova opportunità e ci siamo messi al lavoro per realizzarla». È solo attraverso un lungo processo di ragionamenti ed esperimenti, con l'aggiunta di qualche fatalità, che nasce l'idea di mettere in contatto personaggi della scienza medica con hedge fund e società di private equity. È il punto d'inizio di un vero business.
L'anno scorso, Glg ha fatturato 284 milioni di dollari, a fronte di una media di 20mila domande-e-risposte al mese. Dalla medicina, le attività di questo mercato globale delle idee si sono allargate alla finanza e alla tecnologia, all'energia e all'immobiliare. Nella sua gigantesca rete di esperti, «che crescono anche al ritmo di 200 al giorno» come spiega Goldman, in parte attraverso un sistema di referenze da parte degli esperti già a bordo, in parte con un sistema di reclutamento interno al quale lavorano 200 dei 700 dipendenti del gruppo, ci sono avvocati di importanti studi legali, scienziati di famosi istituti di ricerca e oltre 20mila manager in attività. Il gruppo ha 17 uffici in tutto il mondo, gli ultimi dei quali aperti a Pechino e a Dublino. Due anni fa, la Silver Lake Partners ha comprato un quarto della Glg per oltre 200 milioni di dollari. Secondo la valutazione di allora, questo mercato on e offline delle idee varrebbe 875 milioni di dollari.
Un business completamente nuovo? O che va a erodere quello delle società di consulenza tradizionali? «Le case di consulenza sono voraci consumatrici di expertise - risponde Saint-Amand - quindi solo loro stesse nostre clienti e coesistiamo benissimo». Ma la crisi finanziaria? Non ha ridotto drasticamente gli affari? «Sulle prime, abbiamo perso i clienti che hanno chiuso bottega. Ma i nostro affari crescono di nuovo quest'anno, sia in termini di progetti avviati che di fatturato».
Il motivo è chiaro: alle possibili domande che circolano in questo mondo così complesso – e mai così interconnesso – non c'è proprio fine. Dall'alto del suo podio «Top 5%», Angelo Prete lo sa benissimo.
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...L'utilità e il valore di una rete sono pari a n2-n, dove n è il numero degli utenti Legge di Metcalfe (nella foto, Robert Metcalfe)
Punto d'incontro fra la domanda e... la risposta Per rispondere alle domande della moderna economia della conoscenza, il Gerson Lehrman Group di New York – nato come casa editrice – si è trasformato in un vero e proprio «mercato dell'expertise». Una rete planetaria di esperti è a disposizione per rispondere a domande semplici e complesse, eppure così indispensabili per le decisioni d'investimento
GLI ESPERTI Oltre 200mila fra scienziati, manager, avvocati, analisti ed esperti in quasi ogni campo
I CLIENTI Società industriali e investitori istituzionali sono fra i quasi 10mila clienti, che pongono 20mila domande al mese.
LA PIATTAFORMA
Una sofisticata piattaforma sul web, i clienti abbonati al servizio trovano gli esperti più adatti alle loro esigenze. Li possono contattare per telefono (e gli esperti guadagnano fra i 300 e i 500 dollari), oppure farli collaborare insieme su progetti più complessi e interdisciplinari. Il voto di soddisfazione dei clienti poi, mette in classifica gli esperti: il top 5% viene battezzato «leader».
144mila
Telefonate all'anno
Il contatto più usato fra clienti ed esperti è quello telefonico. La Gerson Lehrman stima una media di 12mila chiamate al mese. Ma sono previste anche le visite a domicilio, presso la sede del cliente.
5.500
Incontri all'anno
All'occorrenza i clienti possono chiedere anche incontri faccia a faccia con un esperto o con un pool di esperti. Il gruppo Glg organizza seminari e tavole rotonde per i clienti e gli esperti del network.
60mila
Report scritti all'anno
Sono migliaia, i documenti prodotti (da uno o più esperti) in risposta alle domande della clientela. Sulla piattaforma web di Glg, diventano una sorta di intelligenza artificiale, che cresce di anno in anno.
Servizi finanziari oltre 22mila
Energia oltre 33mila
Servizi e beni di consumo oltre 30mila
Sanità oltre 58mila
Affari legali oltre 10mila
Immobiliare oltre 10mila
Tecnologia, media, telecom oltre 47mila
Analisi finanziaria oltre 8mila
Fonte: Gerson Lehrman Group
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